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Noemi Bevilacqua, Massimo Morassut,
Maria Cecilia Serra and Francesca Cecchini

Consiglio di Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria, Centro di Viticoltura ed Enologia, Velletri (Roma). Via Cantina Sperimentale, 1, 00049, Velletri (Rm), Italia

Autore per corrispondenza: Noemi Bevilacqua – Telefono: 06 9639027; e-mail: noemi.bevilacqua@crea.gov.it

Abstract

Alcohol consumption in Mediterranean area and in Italy has shown a change in the model of consumption: from a model defined as Mediterranean to a model comparable to that of northern European countries. In teens the consumption is concentrated is one occasion and is characterized by episodes of alcohol abuse. New habits are gaining ground among teenagers such as binge drinking and drunkoressia. To study this phenomenon a representative sample of 500 adolescents from the town of Velletri (Rome), was investigated. The 23.3% declared to be abstainers, the 30.8% of the sample reports episodes of binge drinking and 14.2% episodes of drunkoressia. This study confirms the magnitude of the problem and requires further analysis to better understand the phenomenon, it demonstrates how it is also necessary to develop a strategy to counter the problem and to build on the idea of conscious drinking.

Parole chiave: Adolescenti, consumo di alcolici, Dieta Mediterranea, cambiamenti sociali
Keywords: adolescents, alcohol consumption, Mediterranean drinking pattern, social change

Ilenia Bravo*, Enrica Iannucci*, Patrizia Papetti*

*Laboratorio di Analisi Merceologiche e Territoriali (LAMeT) – Dipartimento di Economia e Giurisprudenza – Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale
Corresponding author: Ilenia Bravo Email: Ilenia.bravo@unicas.it
DOI: 10.4458/5079-02

Abstract

Con il presente lavoro si intende fornire una panoramica sul processo di produzione e sui recenti approcci di miglioramento della qualità, attraverso un’indagine degli aspetti nutrizionali, ambientali, economici e legislativi, in merito alla presenza sul mercato nazionale ed internazionale di prodotti a base di surimi.
L’obiettivo è quello di evidenziarne le possibili criticità in materia di produzione e commercializzazione, e valutarne le potenzialità come alimento funzionale, grazie ad approcci innovativi, atti a valorizzarlo da un punto di vista qualitativo. Nonostante come alimento sia comparso nel mercato italiano già dagli anni ‘60, ad oggi non sembra esserci ancora una definizione legislativa chiara e ben precisa, al punto tale da generare
confusione da parte del consumatore e una mancanza in termini di tutela nel momento dell’acquisto. Molte sono infatti le problematiche legate alla commercializzazione del prodotto, soprattutto relative all’etichetta non sempre del tutto esaustiva, dovute principalmente alla disponibilità del pescato e all’esistenza di varie preparazioni di surimi di diversa qualità.
Parole chiave: Surimi, Alimenti funzionali, Qualità alimentare.

Abstract

In this work we intend to provide an overview of the production process and on recent approaches to quality improvement on seafood products, such as surimi.
This objective is pursued through an investigation of the nutritional, environmental, economic and legislative aspects, relating to the presence of this product on the national and international market.
The purpose of this study is to highlight possible critical issues in production and marketing, and evaluate its potential as a functional food, thanks to innovative approaches, aimed at enhancing it with qualitative characteristics. Despite of having appeared on the Italian market since the 1960s, there still does not seem to be a clear and precise legislative definition, so this can generate confusion in the consumer and lack of protection at the time of purchase.

In fact, there are many problems related to the marketing of the product, especially as regards the label, which is not always completely exhaustive, mainly due to the availability of fishes and the existence of surimi preparations of different quality.
Keyword: Surimi, Functional seafood, Quality properties.

Ugo Di Folco, Noemi Vallecorsa, Flaminia Papini, Silvia Gigli, Claudio Tubili
UOSD Diabetologia Azienda Ospedaliera “S.Camillo Forlanini” Roma
DOI: 10.4458/5079-03


Introduzione
La metformina, da sola o in associazione, è il farmaco più usato nella terapia del diabete mellito tipo 2. Secondo il Rapporto ARNO 2019 in Italia, è prescritta da sola nel 62,2% di tutti i soggetti diabetici trattati e in poco meno del 20% in associazione con varie altre molecole (1). Le Linee Guida (2) di tutte le società scientifiche consigliano di utilizzare la metformina come primo farmaco nella terapia del diabete mellito tipo 2 in assenza di malattia cardiovascolare (3) e di confermarlo anche in associazione con tutti gli antidiabetici orali e con l’insulina, a meno che non sia tollerato dal paziente o che ci siano controindicazioni.
E’ inoltre largamente utilizzata in prevenzione in molte condizioni di insulino-resistenza quali la policistosi ovarica e l’obesità associata a stati disglicemici (alterata glicemia a digiuno, ridotta tolleranza glicidica) (4,5) anche se le evidenze in tal senso sono meno forti. E’ generalmente un farmaco ben tollerato e privo di effetti collaterali importanti; tra questi è stata segnalata una riduzione dei livelli plasmatici di vitamina B12.

Tale effetto è stato riportato da Tomkin già nel 1971 (6) e successivamente confermato da diversi altri studi (7-10). Sappiamo che la metformina ostacola l’assorbimento della vitamina B12, tuttavia i meccanismi attraverso i quali si esplica tale azione non sono ancora completamente chiariti. Alcuni Autori ipotizzano un’alterazione del microbiota intestinale (11), altri un’alterazione della motilità intestinale (12): secondo la teoria più accreditata il farmaco potrebbe antagonizzare gli ioni Ca++ e interferire con il legame del complesso vitamina B12 – fattore estrinseco con il recettore Cubilin delle cellule ileali, tappa iniziale del processo di assorbimento della vitamina (13-15).

Cinzia Simonelli1, Mauro Cormegna1
1Ente Nazionale Risi Laboratorio Chimico Merceologico
Centro Ricerche sul Riso Strada per Ceretto 4, 27030 Castello D’Agogna (PV)
Tel. +39038425601 Fax +39038498673 – e-mail: laboratorio@enterisi.it
DOI: 10.4458/5079-01


Abstract
Rice consist of 80% of starch in its two forms: amylose and amylopectin. Knowing the amylose content is extremely important because it allows us to understand the behaviour in cooked rice. To determine its value, it is necessary to have a robust analytical method and, being the rice cultivated, marketed and consumed all over the world, it should be internationally accepted. In this regard, on the basis of numerous scientific publications
from all over the world and following the proficiency tests, the ISO 6647 standard, concerning the determination of amylose in milled rice, was issued in 1987. It was perfected until the final revision of 2007.

In 2015 the ISO 6647 underwent a drastic revision that has profoundly changed the procedure, but, above all, it introduces much confusion on the interpretation of the results. The standard appears immediately inadequate for various
problems and inaccuracies. The Chemical Merceological Laboratory of the Italian Ente Nazionale Risi has proposed itself as Project Leader of the standard at international level and has advanced its proposal of revision to resolve the many ambiguities. Recently, the analytical ambiguities have been resolved with the issue of the 2020 revision of the ISO 6647 standard.
Parole chiave: riso, amido, amilosio, amilosio apparente, amilosio assoluto.
Key words: rice, starch, amylose, apparent amylose, absolute amylose.

Angelo Pio Taronna
PhD in Biochemistry, Molecular Biology and Biotechnology
Abstract
Le malattie neoplastiche rappresentano – dopo quelle cardiovascolari – la seconda causa di morte
nel mondo. Nell’ultimo decennio, diversi studi hanno ampiamente documentato che un microbiota intestinale efficiente è in grado di preservare la salute dell’ospite. Infatti, differenti popolazioni
microbiche, attraverso la produzione di metaboliti, garantiscono il mantenimento dell’omeostasi
intestinale e generale; al contrario, alcune sottopopolazioni possono espandersi durante la disbiosi
patologica e produrre elevate quantità di tossine, capaci di innescare sia l’infiammazione che la cancerogenesi. L’ambiente esterno, la dieta e lo stile di vita sono i principali fattori che influenzano la
composizione e la vitalità del microbiota.

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